Tra il respiro affannato, il fruscio del dobok e il timbro inconfondibile dell’angolo azzurro: viaggio sonoro ed emozionale nel cuore di un combattimento di Vito Dell’Aquila, guidato dalla voce di Claudio Nolano.
Il taekwondo visto in televisione è fatto di immagini spettacolari, colpi fulminei e tabelloni elettronici che aggiornano il punteggio a ritmi cardiaci. Ma se si chiudono gli occhi e ci si concentra unicamente sull’audio, come suona davvero un incontro del numero uno al mondo?
Un combattimento di Vito Dell’Aquila non è soltanto uno scontro fisico; è una vera e propria composizione acustica, un dialogo ad altissima tensione che si consuma nei pochi metri quadrati dell’ottagono.
Il ritmo del quadrato
Sotto i riflettori, il primo suono che si avverte è la tattilità dei passi: il battito ritmico dei piedi scalzi sul tatami, la ricerca costante dell’angolo di attacco, il fruscio plastico e deciso dei do-bok che si muovono nell’aria. Poi arrivano gli impatti: schiocchi secchi e sordi delle corazze, il suono pulito di un bandal chagi portato a segno con millimetrica precisione.
La voce dall’angolo: la regia tattica di Claudio Nolano
In ogni secondo del match, l’azione di Vito è accompagnata e guidata dal timbro fermo e autorevole del Direttore Tecnico Claudio Nolano. Dall’angolo azzurro, la sua voce penetra il rumore del palazzetto e diventa il secondo cervello dell’atleta in gara.



