
La notizia del possibile utilizzo di 40 ettari dell’ex base USAF per un impianto fotovoltaico ha generato scalpore e preoccupazione. Questa ipotesi solleva interrogativi sull’eccessivo sfruttamento del suolo in un territorio già ampiamente interessato da campi fotovoltaici.
Parallelamente, si è appreso del fallimento delle trattative tra la società Invimit e lo Stato per un utilizzo turistico dell’area, senza però che ne siano state specificate le motivazioni.
Il dibattito riaccende i riflettori sulla vocazione agricola di Brindisi. Con 33.000 ettari, la città è il secondo capoluogo pugliese per estensione territoriale e ha visto i suoi prodotti agricoli garantire risorse economiche e notorietà, in Italia e all’estero, per secoli, fin dai tempi degli antichi Romani. Molti ritengono che la classe politica abbia dimenticato questo legame profondo con il territorio agrario, ponendo l’accento sulla necessità di preservare e valorizzare la tradizione agricola a fronte di nuove speculazioni sul suolo.



