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Il ‘Caso Amati’ e il nodo ritorno nel PD

 

La ventilata, e per molti ormai data per certa, candidatura dell’assessore regionale Fabiano Amati nelle liste del Partito Democratico per le prossime elezioni regionali sta sollevando un acceso dibattito tra i commentatori politici pugliesi. Il ritorno di Amati nelle fila Dem, dopo un percorso politico che lo ha visto prima nel PD, poi in Azione e nuovamente nel Partito Democratico, riaccende i riflettori su una questione statutaria interna e, soprattutto, su una dichiarazione molto netta rilasciata solo pochi mesi fa dal segretario regionale del PD Puglia, Domenico De Santis.

“Il curriculum politico di Amati, caratterizzato da un andirivieni tra le formazioni politiche, è al centro delle riflessioni. Se da un lato il suo profilo vanta una lunga esperienza amministrativa e un radicamento sul territorio, dall’altro la sua recente militanza in formazioni diverse dal Partito Democratico, in particolare il passaggio ad Azione, rappresenta un elemento di potenziale frizione con le regole interne stabilite dalla segreteria regionale”.

A pesare sul tavolo della discussione è proprio la posizione espressa da De Santis a febbraio 2025. In quell’occasione, il segretario regionale aveva marcato una linea di rigore e inflessibilità riguardo le iscrizioni e le candidature, ponendo un paletto temporale molto specifico:

«Chi fa parte o ha fatto parte di altri partiti, civiche o gruppi consiliari diversi dal nostro – aggiunge – non può essere iscritto al Pd per i due anni successivi, saremo inflessibili su questo e anche sulle incompatibilità etiche e sui contributi al Partito. Non potrà nemmeno essere candidato nelle nostre liste sia per ragioni statutarie che politiche.»

Diversi analisti locali sottolineano come la potenziale candidatura di Amati, che è rientrato nel PD dopo l’esperienza in Azione, rappresenterebbe una deroga o, per alcuni, una palese contraddizione rispetto al principio di “inflessibilità” enunciato da De Santis.

I commentatori si interrogano ora su come il Partito Democratico gestirà questa situazione: si procederà con una forzatura politica in nome del pragmatismo elettorale e del peso specifico del candidato, rischiando però di minare l’autorevolezza della segreteria e delle sue stesse regole? Oppure il Partito Democratico saprà mantenere la linea di rigore annunciata, magari trovando una diversa collocazione o un diverso percorso per l’assessore?

La scelta del Partito Democratico sulla candidatura di Fabiano Amati non sarà solo un fatto interno, ma un segnale politico di grande rilievo per l’intera scena pugliese, definendo il confine tra le esigenze di “realpolitik” e il rispetto per i dettami statutari e le dichiarazioni programmatiche della propria leadership. La tensione è destinata a salire nelle prossime ore, man mano che si avvicineranno i termini per la presentazione delle liste.

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