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Beni confiscati, cala il sipario sull’era “Terre di Puglia”

MESAGNE – Si chiude nel peggiore dei modi uno dei capitoli più significativi della lotta sociale alla criminalità organizzata nel brindisino. Quella che per anni è stata considerata un’esperienza modello per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia volge al termine tra ombre, debiti e incertezze. Dopo il crac della cooperativa “Terre di Puglia – Libera Terra” e oltre un anno di gestione provvisoria, il progetto sembra essere giunto a un punto di rottura definitivo.

L’addio di Libera e lo strappo istituzionale

Il segnale più forte della crisi arriva direttamente dall’associazione fondata da don Luigi Ciotti. Libera, infatti, ha annunciato che non parteciperà al confronto previsto nei prossimi giorni in Prefettura sul futuro dei beni nella provincia di Brindisi. Una decisione che pesa come un macigno e che sottolinea la distanza incolmabile venutasi a creare tra protocolli d’intesa disattesi e una situazione finanziaria ormai compromessa dai debiti della precedente gestione.

L’incognita su Masseria Canali e i terreni di Mesagne

Il fallimento del progetto non riguarda solo sigle e sigilli, ma tocca da vicino il patrimonio materiale della città di Mesagne. Resta infatti aperto il grande interrogativo sul futuro della Masseria Canali, per anni simbolo di rinascita e legalità, e dei circa 20 ettari di terreni seminativi sparsi sul territorio.

Questi beni, che rappresentano il cuore pulsante del riutilizzo sociale, rischiano ora un lungo periodo di abbandono o una frammentazione che ne vanificherebbe il valore simbolico.

Il nodo dei locali nel centro storico

A Mesagne la questione è ancora più radicata: le diverse amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi vent’anni avevano mostrato vicinanza alla causa concedendo a Libera alcuni locali nel cuore del centro storico. Con il ritiro dell’associazione e il fallimento della cooperativa, anche questi presidi di legalità urbana attendono ora una nuova destinazione o una conferma che, al momento, appare difficile.

Si apre una nuova fase

Mentre i debiti irrisolti continuano a pesare sul bilancio dell’esperienza passata, le istituzioni sono chiamate a un compito difficilissimo: scrivere da zero una nuova fase per il riutilizzo sociale. La sfida sarà quella di non disperdere l’eredità morale di quanto costruito, cercando nuovi attori capaci di far fruttare quei terreni senza ricadere negli errori gestionali che hanno portato al naufragio di “Terre di Puglia”.

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