Una serata di visite ai parenti ricoverati si è trasformata in un trauma per otto cittadini a Brindisi. La denuncia arriva da Valeria Greco, figlia di una delle persone coinvolte, che descrive scene di panico e un sistema di soccorso totalmente inefficiente.
La cronaca del guasto
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L’intrappolamento: Intorno alle 19:00, l’ascensore carico di 8 persone si blocca e scende autonomamente al piano -2.
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L’isolamento: I telefoni cellulari non hanno campo. Il pulsante d’emergenza, anziché collegare con un operatore umano, riproduce a ripetizione il messaggio: “Attendere prego”.
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Il muro: Forzando le porte per cercare aria, i presenti si sono trovati davanti a un muro cieco, realizzando di essere bloccati tra i piani.
Il “salvataggio” della vergogna
Solo grazie alle urla, qualcuno dall’esterno si è accorto della loro presenza. Le operazioni di uscita sono state umilianti e pericolose:
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Gli occupanti hanno dovuto arrampicarsi e saltare fuori dall’abitacolo fermo a metà altezza.
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La madre della signora Greco, con problemi alle ginocchia, è rimasta per ultima, terrorizzata all’idea di restare chiusa dentro mentre i tecnici andavano sul tetto per sbloccare l’impianto.
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È stata infine sollevata di peso, in una situazione di profonda umiliazione fisica e psicologica.
Le domande che restano aperte
Questa vicenda solleva interrogativi pesantissimi sulla gestione della struttura:
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Manutenzione: Com’è possibile che un ascensore ospedaliero si blocchi in questo modo nel 2026?
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Sicurezza: Perché il sistema di comunicazione d’emergenza non ha inoltrato la chiamata a un operatore reale?
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Soccorso: È ammissibile che in un ospedale i soccorsi tecnici tardino così tanto, lasciando i cittadini in preda al panico e senza aria?




