Riceviamo e pubblichiamo.
Con le dimissioni di Toni Matarrelli per la corsa in Regione, Mesagne si ritrova davanti a un vuoto di potere che non può essere colmato da semplici comparse. La città non ha bisogno di un “ufficio di collocamento” o di un palcoscenico per cabarettisti, ma di una visione politica solida.
Mentre il mondo è scosso da guerre e crisi economiche, la realtà locale bussa alla porta con durezza. La Mensa Zaccheo è sempre più affollata: i nuovi poveri aumentano e il tessuto sociale scricchiola. In questo scenario, Mesagne non può permettersi il lusso dell’approssimazione.
Il dato più preoccupante, però, è l’assordante silenzio che circonda la scelta del candidato. Entro il 23 aprile dovranno essere depositate liste e candidature, eppure la politica sembra chiusa in un conclave autoreferenziale.
“Mesagne non è una proprietà privata. La città non può restare in attesa che pochi eletti decidano il destino di tutti tra le quattro mura di una segreta stanza.”
La domanda sorge spontanea: dobbiamo aspettare il giorno di Pasqua per vedere il nome del candidato “risorgere” dai palazzi del potere? La cittadinanza potrebbe rivelarsi meno tollerante del previsto di fronte a scelte calate dall’alto, basate solo sulla forza dei voti e non sulla qualità del progetto.
Mesagne merita una guida limpida e forte. Il tempo stringe, la partita è aperta, e i cittadini hanno il diritto di sapere chi si candida a guidare il loro futuro.




