MESAGNE – Prosegue a Mesagne il percorso formativo interdisciplinare dal titolo “Violenza maschile contro le donne. Riconoscere, ascoltare, comunicare, agire”, promosso dalla Presidenza del Consiglio regionale della Puglia e realizzato dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi di Puglia, in stretta collaborazione con la rete dei Centri Antiviolenza.
L’appuntamento è fissato per lunedì 26 ottobre 2026, dalle ore 9:00 alle 13:00, nella cornice dell’Auditorium del Castello Normanno-Svevo di Mesagne, dove si terrà il primo incontro del terzo modulo tematico.
Focus su norme, Codice Rosso e prevenzione
La giornata sarà interamente dedicata all’analisi del quadro normativo e degli strumenti giuridici necessari per il contrasto della violenza di genere. Al centro dei lavori vi saranno l’applicazione pratica della Convenzione di Istanbul, la disciplina del Codice Rosso e le principali novità della legislazione nazionale, con un’attenzione specifica alla prevenzione della violenza istituzionale.
L’iniziativa si rivolge in modo trasversale a tutte le figure professionali che operano sul campo (operatori sociali, sanitari, forze dell’ordine e psicologi) chiamate a intercettare i segnali di rischio, garantire un ascolto tutelante e costruire percorsi integrati di protezione e sostegno.
Un progetto regionale da oltre 500 iscrizioni
Il percorso complessivo conta già oltre 500 iscritti in tutta la Puglia. La struttura didattica prevede 24 ore complessive di formazione, articolate in quattro moduli da sei ore ciascuno, bilanciati tra lezioni teoriche ed esercitazioni laboratoriali. Il ciclo viene replicato in tutte e sei le province pugliesi per garantire un linguaggio comune e rafforzare la rete territoriale.
Il commento:
“I laboratori previsti rappresentano uno spazio di confronto tra professionalità differenti” – spiega Alessandro Taurino, coordinatore scientifico del progetto – “e puntano a rafforzare una risposta territoriale integrata, ampia e competente, nella quale psicologi, operatori sociali, sanitari e altri soggetti coinvolti possano condividere in modo coordinato linguaggi, strumenti e modalità di intervento”.




