12 Aprile 2026
scritto da Redazione
MESAGNE – Ci sono storie che il tempo non scalfisce e colori che, una volta indossati, diventano una seconda pelle. Lo sanno bene i soci dell’Inter Club Mesagne “Sandro Mazzola”, che hanno spento 42 candeline in una serata dove la passione per la Beneamata ha travalicato i confini del campo per farsi memoria vivente. Ospiti d’onore dell’evento, due icone dell’Inter degli anni ’80:
Giancarlo Pasinato, l’infaticabile polmone del centrocampo. Li abbiamo intervistati per rivivere l’emozione di un calcio che forse non c’è più, ma che batte ancora forte nel cuore della Puglia. L’Intervista: Tra Amarcord e Presente D: Quarantadue anni di storia per questo club. Che effetto fa vedere che il legame tra l’Inter e il Sud è ancora così viscerale? Giancarlo Pasinato: «È incredibile. Ogni volta che scendiamo in Puglia o nel Sud in generale, l’accoglienza è travolgente. Questi club sono il vero motore dell’Inter. Vedere gente che fa sacrifici, che viaggia per ore per venire a San Siro, ci ricorda quanto eravamo fortunati a indossare quella maglia. Qui a Mesagne si respira un’aria di famiglia, proprio come nell’Inter di Fraizzoli.» Carlo Muraro: «La passione è rimasta intatta, se non aumentata. Un club che resiste per 42 anni significa che ha radici profonde. Intitolarlo a Sandro Mazzola, poi, è una scelta di classe: lui è stato il ponte tra la Grande Inter e la nostra generazione. Essere qui stasera è un onore, perché il tifo genuino è la linfa vitale del calcio.» D: Muraro, lei era la velocità fatta persona. Pasinato, lei la grinta che non mollava mai. In questa Inter di oggi, vi rivedete in qualche giocatore? Muraro: «Il calcio è cambiato, oggi si corre in modo diverso. Però, se guardo alla capacità di saltare l’uomo e puntare il fondo, mi piacciono molto i quinti di Inzaghi. Forse io ero più una punta esterna pura, ma l’idea di spingere sempre è la stessa.» Pasinato: «Io correvo per tutti, ma avevo anche il vizio del gol! Oggi vedo un centrocampo straordinario. Gente come Barella ha quella fame che avevamo noi: non mollare mai un centimetro fino al 95°. È quello lo spirito Inter che piace alla gente di Mesagne.» D: Un ricordo dello scudetto del 1980, quello della “rinascita” dopo anni difficili? Pasinato: «Fu lo scudetto della compattezza. Non eravamo i favoriti, ma eravamo un blocco unico. Quell’anno capimmo che l’Inter non è solo una squadra, è un modo di stare al mondo. Vincere con Bersellini in panchina fu una faticaccia, era un sergente di ferro, ma i risultati gli diedero ragione.» Cosa augurate all’Inter Club Mesagne per il futuro? Muraro: «Di continuare così, con questa umiltà e questa organizzazione. Vedere tanti giovani tra i soci è il segnale più bello: significa che il testimone sta passando alle nuove generazioni. Finché ci saranno club come questo, l’Inter non sarà mai sola.» La celebrazione, coordinata dal direttivo del club, ha visto la partecipazione di numerosi soci e autorità locali. Tra aneddoti sugli allenamenti punitivi di Bersellini e il racconto dei derby vinti, la serata si è conclusa con il classico taglio della torta e la promessa di ritrovarsi ancora qui, tra altri dieci o vent’anni, con la stessa immutata fede nerazzurra.



