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“Le scuse di Dio” di don Luigi Maria Epicoco

(dall’Osservatore Romano) «Gli amici sono il modo di Dio di scusarsi dei parenti», questa ironica frase dello scrittore inglese Hugh King-smill (1889-1949) ha l’efficacia di un lampo di luce che mentre suggerisce un sorriso, illumina anche una verità scomoda della vita. Infatti non sempre chi “istituzionalmente” ci è accanto è esattamente la concretezza del bene che cerchiamo. Anzi, molto spesso la maggior parte della mortificazione che incontriamo nella nostra esistenza passa proprio da coloro che per il posto che occupano dovrebbero essere portatori di bene e non di male. Ma anche questa è una faccenda antica che da Caino e Abele raggiunge Gesù e il suo stretto gruppo di amici, per poi arrivare fino ai giorni nostri con storie e volti a cui ognuno di noi può dare nomi precisi. Giuda non è solo un traditore, è forse l’icona di tutto il dolore che ci arriva da chi dovrebbe essere più intimo con noi. È la versione più attuale di Caino. È il nome proprio di ogni fratello di Giuseppe d’Egitto.

Quantunque è interessante che la contropartita che Dio usa per riscattarci da certi “torti”, è proprio l’amicizia. Gli amici sono davvero una benedizione perché essi sono tali proprio per quel bene di cui sono portatori. Ogni vero bene non è tanto un’aggiunta alla nostra vita, ma solo un’occasione per tirare fuori il bene che è già presente in essa ma che per un motivo o per un altro è rimasto seppellito e ben nascosto. Non a caso Gesù nel Vangelo usa proprio la parola amicizia per significare il cambiamento sostanziale che è venuto a portare: «Non vi chiamo più servi ma amici» (Gv 15, 15). Ecco allora una domanda scomoda che ci riguarda tutti: abbiamo davvero amici? Senza di essi la vita e il prossimo risultano qualcosa da sopportare o da tollerare, ma non certamente un valido motivo per cui essere grati. In questo senso fanno impressione le parole di Charles Bukowski (1920-94): «A volte mi sento solo al mondo. Altre volte ne ho la certezza». La solitudine è la declinazione infernale della vita, l’amicizia è invece il suo più grande esorcismo. In questo senso le parole che ultimamente Papa Francesco ha usato per indicare una via d’umanizzazione della scelta del celibato sacerdotale contempla proprio l’amicizia: «Senza preghiera e senza amici è impossibile vivere serenamente il celibato». Oserei dire che senza preghiera e senza amici è difficile vivere qualunque cosa seria della vita. Ben vengano allora “le scuse” di Dio, specialmente quando hanno un nome e un volto.

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