L’associazione “G. Di Vittorio” e l’ANPI promuovono una serata di riflessione per ribadire il “mai più”, connettendo l’orrore della Shoah alle sfide dei conflitti contemporanei.
MESAGNE – La memoria non come semplice esercizio di ricordo, ma come bussola etica per orientarsi nel presente. Con questo spirito, l’Associazione “G. Di Vittorio” e la sezione ANPI “E. Santacesaria” di Mesagne invitano la cittadinanza a un incontro di profondo spessore culturale e civile.
L’evento, intitolato “PERCHÉ NON SUCCEDA PIÙ. La memoria nella Storia e nella Letteratura”, si terrà martedì 27 gennaio alle ore 18:30, presso il Salone in Via Castello, 20.
Il Programma della serata
La serata sarà introdotta dai saluti dei presidenti delle realtà organizzatrici, Giovanni Galeone (“Di Vittorio”) e Carla Graduata (ANPI Mesagne), che daranno il via a un confronto interdisciplinare affidato a due studiose del territorio:
-
Maria Giovanna Caforio, docente di Lettere presso il Liceo Scientifico di Mesagne, esplorerà il modo in cui la letteratura ha saputo farsi custode della parola dei testimoni.
-
Annalucia Denitto, già docente di Storia contemporanea presso l’Università del Salento, offrirà un’analisi rigorosa sui meccanismi storici che hanno portato alla tragedia.
Il protagonismo delle nuove generazioni
Il cuore pulsante dell’iniziativa sarà la partecipazione attiva delle studentesse e degli studenti delle scuole di Mesagne. Attraverso video, monologhi e performance, i giovani si faranno interpreti del messaggio della memoria, dimostrando che il passaggio del testimone è ancora vivo e necessario.
Un monito contro l’indifferenza
Quest’anno, la ricorrenza del 27 gennaio assume un significato ancora più urgente. In un mondo segnato dai conflitti in Ucraina, nella Striscia di Gaza e in molte altre aree dimenticate, ricordare il passato diventa un atto di resistenza contro la violenza odierna.
“La memoria non è un rito da celebrare, ma un monito che ci obbliga a guardare le tragedie di oggi con la stessa lucidità con cui ricordiamo quelle di ieri.”
L’iniziativa, sostenuta anche dalla Biblioteca Portulano, si configura dunque come una serata di impegno civile collettivo: un invito a non distogliere lo sguardo e a lavorare attivamente per una cultura della pace.




