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Mesagne, strade a pezzi: buche come voragini e l’ombra di controlli assenti

L’asfalto si sgretola al primo accenno di pioggia, trasformando la rete viaria in un percorso a ostacoli. Cittadini infuriati: “Siamo ai livelli del terzo mondo”. Sotto accusa le ditte degli scavi e il silenzio delle autorità.

Non è più solo un disagio, è diventata un’esasperazione collettiva. La situazione della rete stradale di Mesagne ha superato il livello di guardia, trasformandosi nel tema principale delle lamentele cittadine. Il termine più ricorrente? “Voragini”. Non si parla più di semplici crepe, ma di veri e propri squarci nel manto stradale che mettono a rischio la sicurezza di automobilisti, ciclisti e pedoni.

L’ultima ondata di maltempo ha dato il colpo di grazia, ma attribuire la colpa esclusivamente all’acqua piovana sarebbe un esercizio di superficialità. Il problema appare più profondo e legato alla qualità degli interventi di ripristino.

È sotto gli occhi di tutti il “modus operandi” di molte ditte che, dopo aver perforato l’asfalto per l’installazione di cavi e sottoservizi, chiudono i cantieri stendendo una sottile “lingua” di bitume. Un intervento posticcio, destinato inevitabilmente a cedere alla prima sollecitazione meccanica o atmosferica.

In passato, la prassi era chiara: a lavori eseguiti, le ditte erano obbligate a riasfaltare un’area ben più vasta rispetto alla traccia dello scavo, garantendo così la tenuta del manto stradale originale. Oggi, questa regola sembra essere caduta nel dimenticatoio.

  • Chi controlla i lavori? Perché non si impongono ripristini a regola d’arte?Cosa impedisce all’autorità attuale di intervenire con fermezza? 

La sensazione diffusa tra i mesagnesi è quella di uno stallo completo. Da un lato, ditte che lavorano con frettolosa superficialità per massimizzare i profitti; dall’altro, un’amministrazione che appare inerte, incapace di far rispettare i capitolati d’appalto o di sanzionare chi restituisce strade ridotte a groviera.

“Non è accettabile che la nostra città sia ridotta in questo stato,” commentano alcuni residenti. “Paghiamo le tasse e pretendiamo sicurezza. Vedere l’asfalto sgretolarsi dopo pochi giorni dalla chiusura di un cantiere è uno schiaffo al buonsenso e al decoro urbano.”

Cosa costa imporre alle aziende il rispetto del bene pubblico? La risposta spetta a chi è preposto al controllo, prima che la prossima pioggia trasformi le attuali buche in pericoli ancora più gravi.ù

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