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Sangue, l’appello di Avis Provinciale.

BRINDISI – In un’epoca in cui la disinformazione viaggia velocemente sui canali digitali, l’Avis Provinciale lancia un monito chiaro e necessario: gli appelli alla donazione di sangue che circolano su Facebook, WhatsApp e altri social media, se non provenienti da fonti ufficiali, sono spesso inaffidabili e potenzialmente dannosi per l’intero sistema sanitario.

Il ruolo delle associazioni e la Legge 219/2005

Il sistema trasfusionale italiano è regolato dalla Legge 219/2005, che delega esclusivamente ai Centri Trasfusionali ospedalieri e alle associazioni di volontariato autorizzate (come Avis) l’attività di chiamata, sensibilizzazione e gestione del donatore.

«Il sistema trasfusionale non funziona con le “catene di Sant’Antonio” o attraverso l’emotività suscitata dal singolo caso clinico», spiega il Presidente Provinciale Avis, Sergio Zezza. «Le donazioni programmate sono l’unico strumento che garantisce una disponibilità costante, sicura e di qualità per tutti i pazienti, senza distinzioni».

I rischi degli appelli “fai-da-te”

Affidarsi a richieste urgenti lanciate da privati o enti non autorizzati genera conseguenze critiche:

  • Disordine nella programmazione: L’afflusso incontrollato di persone in risposta a un post virale interferisce con la pianificazione dei centri trasfusionali, saturando le strutture e bloccando l’attività ordinaria.

  • Rischi di non idoneità: La spinta emotiva porta spesso a trascurare criteri di esclusione fondamentali (come tatuaggi recenti, viaggi o assunzione di farmaci), esponendo il sistema a inefficienze.

  • Mancanza di controllo: Non è possibile garantire la sicurezza e la qualità del sangue se il reclutamento avviene al di fuori dei protocolli sanitari previsti dalla legge.

L’invito alla cittadinanza: informarsi e programmare

Per prevenire le vere emergenze, la parola chiave è regolarità. Avis Provinciale invita tutti i cittadini a:

  1. Controllare solo le richieste ufficiali emanate dalle associazioni o dalle strutture ospedaliere.

  2. Informarsi correttamente presso le sedi Avis del territorio o i Centri Trasfusionali.

  3. Diventare donatori abituali: la donazione periodica è l’unica vera barriera contro la carenza di sangue.

In sintesi, se ci si imbatte in un appello social per un singolo paziente diffuso da fonti non certificate, l’invito è non diffonderlo e verificare sempre la reale necessità tramite i canali ufficiali.


In foto: Sergio Zezza, Presidente Provinciale Avis.

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