
Il 7 gennaio 1797, nel cuore di Reggio Emilia, nasceva ufficialmente quello che sarebbe diventato il simbolo dell’unità nazionale: il Tricolore. Fu il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta di Giuseppe Compagnoni, a decretare che “si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori: verde, bianco e rosso”.
L’ispirazione per i tre colori affonda le radici nel clima rivoluzionario di fine Settecento. Il bianco e il rosso richiamavano i colori del vessillo di Milano, mentre il verde era il colore delle uniformi della Guardia Civica Milanese. Inizialmente disposti in fasce orizzontali, i tre colori si ispiravano chiaramente al modello della bandiera francese, adattandolo però all’identità italiana che iniziava a germogliare.
Il significato dei colori
Oltre ai riferimenti storici e militari, nel tempo la sensibilità popolare ha attribuito al Tricolore significati profondi e simbolici:
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Verde: il colore della speranza di una nazione unita e dei nostri paesaggi.
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Bianco: simbolo della fede e dei ghiacciai delle nostre montagne.
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Rosso: il colore dell’amore di patria e del sangue versato per l’indipendenza e la libertà.
Il Tricolore nella Repubblica
Con la caduta della monarchia e la nascita della Repubblica Italiana tra il 1946 e il 1947, il Tricolore è stato definitivamente consacrato dalla legge suprema dello Stato. L’articolo 12 della Costituzione recita infatti in modo inequivocabile:
“La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.”
Oggi, 229 anni dopo quella storica seduta a Reggio Emilia, la bandiera continua a rappresentare non solo lo Stato, ma i valori di libertà, uguaglianza e fratellanza che sono alla base della nostra democrazia. Un vessillo che unisce Nord e Sud sotto un’unica, orgogliosa identità.



