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Basta con la TV del dolore: serve un nuovo “Non è mai troppo tardi” per l’era digitale

È sufficiente accendere il televisore in qualsiasi fascia oraria per trovarsi immersi in un flusso ininterrotto di cronaca nera. Da un canale all’altro, sia nella TV pubblica sia in quella commerciale, la programmazione sembra ormai monopolizzata dalla vivisezione spettacolarizzata di casi di cronaca, recenti o risalenti a decenni fa. Tra processi mediatici improvvisati, attacchi speculativi a Magistratura e Forze dell’Ordine e salotti affollati da “investigatori dell’ultimo minuto”, la televisione di oggi pare aver smarrito la sua primigenia vocazione al servizio pubblico.

Ma davvero i cittadini hanno bisogno di questo continuo voyeurismo investigativo? Oppure è giunto il momento di pretendere contenuti che siano realmente utili alla vita quotidiana delle persone?

L’alfabetizzazione digitale come nuova missione del Servizio Pubblico

La risposta potrebbe risiedere nel recupero illuminato di un modello del passato: lo storico programma “Non è mai troppo tardi” del Maestro Alberto Manzi, che negli anni ’60 insegnò a leggere e scrivere a milioni di italiani.

Trasposta ai giorni nostri, quell’idea visionaria potrebbe trasformarsi in una rubrica televisiva di fondamentale utilità sociale, rivolta in particolare agli over 60 (ma preposizionata per chiunque abbia difficoltà tecnologiche), pensata per insegnare l’ABC dell’era digitale:

  • Semplificare la burocrazia: spiegare in modo chiaro e pratico come utilizzare lo SPID, la Carta d’Identità Elettronica (CIE), il Fascicolo Sanitario Elettronico e i portali dell’INPS e delle ASL.

  • Tutelare dai pericoli della rete: fornire strumenti concreti per riconoscere ed evitare i tentativi di truffa e phishing che oggi viaggiano tramite SMS, e-mail e chiamate telefoniche ingannevoli.

  • Ridurre il divario digitale: restituire autonomia e dignità a chi rischia di rimanere escluso da una società sempre più dematerializzata.

Un format di questo tipo non solo ridurrebbe l’isolamento di milioni di persone rendendole più sicure e indipendenti, ma rappresenterebbe il miglior esempio di ciò che la televisione di servizio pubblico dovrebbe essere: un ponte verso l’inclusione e la crescita collettiva.

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