MESAGNE – Un pezzo di storia del tennis internazionale si appresta a riporre la valigetta. Carmelo Di Dio, il mesagnese che per oltre trent’anni ha solcato i campi più prestigiosi del mondo, ha annunciato che questa potrebbe essere la sua ultima stagione. Una confessione rilasciata a Quotidiano, che segna l’avvicinamento al traguardo di una carriera formidabile, culminata recentemente con il prestigioso riconoscimento ricevuto alle ATP Finals di Torino, dove Jannik Sinner ha trionfato su Carlos Alcaraz.
Dalle origini al Circolo Tennis “De Guido”
Tutto ebbe inizio nel 1980, quasi per caso, tra le mura del Circolo Tennis “Dino De Guido” di Mesagne. “Il presidente Ostilio mi chiese di arbitrare una competizione e quello è stato il mio primo approccio nel settore”, ricorda Di Dio. Da quel momento, una scalata inarrestabile fatta di studio, passione e rigore, che lo ha portato in breve tempo dal ruolo di giudice regionale a quello nazionale, fino a varcare i confini internazionali.
Da arbitro a Supervisor: l’autorità nel circuito
La svolta decisiva arriva nel 1994 a Francoforte, quando Di Dio supera l’esame per diventare Supervisor. Da quel momento, smette la divisa da arbitro di sedia per assumere il ruolo di massima autorità in campo, colui che ha l’ultima parola sull’interpretazione delle regole e sulla gestione del torneo.
Questa nuova veste lo ha trasformato in un instancabile viaggiatore: “Sono ripartito con un nuovo ruolo e ho girato il mondo: dall’Australia al Giappone, fino al Sud America”. Un curriculum che vanta finali storiche, come quella del circuito Satellite Egiziano a Il Cairo nel 1993, dove fu immortalato tra campioni del calibro di Joao Paolo Zwetse e Arnoud Casagrande.
Il tempo del bilancio
Oggi, con la saggezza di chi ha visto passare generazioni di campioni, Di Dio riconosce la necessità di fermarsi. “Adesso viaggio molto di meno, non vado in altri continenti a causa del jet lag. Bisogna essere giovani per recuperare le energie e, inoltre, penso che farò un altro anno e poi smetterò”.
La premiazione a Torino è stata il giusto tributo a un uomo che ha portato il nome di Mesagne ai vertici dello sport mondiale, mantenendo sempre quella sobrietà e quella competenza che lo hanno reso una figura stimata dai tennisti e dagli addetti ai lavori di ogni latitudine. Per il tennis mesagnese e internazionale, la fine della prossima stagione segnerà la chiusura di un’era fatta di eleganza e indiscutibile professionalità.





