MESAGNE – In questi giorni, tra i cittadini di Mesagne, si rincorrono voci e comprensibili preoccupazioni riguardanti le procedure di riscossione coattiva messe in atto dal Comune tramite il Gruppo Andreani. Si parla di pignoramenti diretti sui conti correnti, un tema delicato che tocca da vicino il portafoglio delle famiglie.
Ma cosa sta succedendo davvero? È bene chiarire subito un punto: non si tratta di un’iniziativa arbitraria del singolo ente, bensì dell’applicazione di una riforma nazionale che ha profondamente mutato il rapporto tra fisco locale e contribuente.
1. La “trasparenza” forzata: il Comune vede i tuoi conti
Dimenticate il vecchio segreto bancario nei confronti degli enti pubblici. Grazie alla Legge 120/2020, i Comuni e i loro soggetti riscossori hanno oggi accesso diretto all’Anagrafe dei rapporti finanziari. Questo significa che il Comune sa esattamente presso quale istituto di credito hai aperto un conto, senza dover attendere il via libera di un giudice.
2. L’Accertamento “Esecutivo”: meno tempo per agire
Una volta, prima del pignoramento, doveva arrivare la cartella esattoriale. Oggi non è più così. L’avviso di accertamento (per IMU, TARI o altre imposte locali) che arriva tramite PEC o raccomandata è già un titolo esecutivo.
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Il termine critico: Trascorsi 60 giorni dalla notifica, se non è stato effettuato il pagamento o presentato ricorso, l’atto diventa definitivo.
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La conseguenza: Il Comune può procedere direttamente al pignoramento presso terzi (la banca).
3. Pignoramento senza tribunale: come funziona
È l’aspetto che desta più allarme: la procedura consente all’Ente di ordinare alla banca di bloccare e versare le somme dovute. È un iter rapido e semplificato previsto dalla normativa vigente per accelerare il recupero dei crediti pubblici.
Quali sono i limiti? Conoscere le tutele
Nonostante la durezza della norma, il cittadino non è privo di difese. La legge stabilisce dei paletti invalicabili per garantire la sussistenza minima:
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Tutela di stipendio e pensione: Se sul conto confluiscono esclusivamente queste entrate, non tutto è pignorabile. Resta intoccabile una somma pari a circa tre volte l’assegno sociale (nel 2025 la soglia di salvaguardia è di circa 1.600 €). Solo ciò che eccede questa cifra può essere bloccato. Attenzione: se sul conto ci sono risparmi di altra natura, queste tutele potrebbero non scattare automaticamente.
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La via della rateizzazione: È lo strumento principale per evitare il blocco del conto. Si può richiedere un piano di rientro che va da 4 a 72 rate (per debiti superiori a 100 €).
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Lo sblocco del conto: Una volta sottoscritto il piano e pagata la prima rata, il contribuente può ottenere la sospensione della procedura esecutiva e la piena disponibilità delle proprie somme.
Cosa fare per non farsi trovare impreparati
La parola d’ordine è tempestività. Aspettare il blocco del conto significa affrontare disagi immediati (bollette domiciliate che saltano, impossibilità di fare la spesa o prelevare).
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Monitora le notifiche: Non ignorare mai raccomandate o messaggi PEC dal Comune o dal Gruppo Andreani.
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Agisci entro 60 giorni: È questa la finestra temporale per contestare l’atto o chiedere la rateizzazione prima che inizi la procedura coattiva.
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Contatta gli uffici: Se sai di avere pendenze, rivolgiti all’Ufficio Tributi o al riscossore per concordare una soluzione sostenibile.
Informarsi non cancella il debito, ma permette di gestirlo senza subire le conseguenze più drastiche di una procedura automatizzata.




