MESAGNE – All’indomani della notizia del blitz della Polizia contro il racket del prestito a strozzo nel territorio brindisino, arriva la voce ferma e accorata di Don Pietro De Punzio. Il parroco mesagnese, da sempre attento alle dinamiche sociali della città, ha voluto lanciare un messaggio di riflessione e mobilitazione che va oltre l’aspetto giudiziario, toccando le corde della coscienza civile e religiosa.
“L’usura: il volto subdolo dell’illegalità”
Le parole di Don Pietro non lasciano spazio a interpretazioni. L’usura viene definita come la forma più pericolosa di criminalità, proprio perché agisce nell’ombra della disperazione:
“Nella nostra città la legalità è stata ed è sostenuta con impegno e audacia da parte di tutti, mentre l’usura raffigura il volto più subdolo dell’illegalità: quello che si presenta con la finzione dell’aiuto e finisce per divorare tutto.”
Il sacerdote sottolinea come l’usuraio non offra una mano tesa, ma un cappio invisibile che, una volta stretto, annienta non solo le finanze, ma la dignità e la serenità delle famiglie e dei piccoli imprenditori.
Il dovere di essere “sentinelle”
Secondo Don Pietro, la battaglia contro questo fenomeno non può essere delegata esclusivamente alla magistratura o alle forze dell’ordine. Esiste una responsabilità collettiva, specialmente per chi vive la parrocchia e l’associazionismo:
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Vigilanza sociale: “Come comunità cristiane abbiamo il dovere di essere sentinelle,” ha dichiarato il parroco. Essere sentinelle significa accorgersi dei segnali di disagio prima che diventino irreversibili.
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Tessuto solidale: La lotta all’illegalità si vince costruendo un tessuto sociale che “non lascia nessuno indietro”, offrendo alternative concrete e sostegno morale a chi si trova in difficoltà economica.
Un appello alla città
Il messaggio di Don Pietro è anche un riconoscimento al percorso di riscatto che Mesagne ha compiuto negli anni, ma è al contempo un monito a non abbassare la guardia. La legalità, per il sacerdote, è un esercizio quotidiano di audacia che richiede occhi aperti e cuori pronti all’ascolto, per evitare che il “finto aiuto” degli usurai trovi ancora terreno fertile nel silenzio e nell’isolamento delle vittime.




