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Sanità, la rabbia di un cittadino: «Basta simbolismi.

La lettera aperta dopo la visita di Decaro al Perrino: «Il Punto di Primo Intervento è un’ambulanza senza ruote. Pazienti costretti al privato o a attese infinite».

MESAGNE – Riceviamo e pubblichiamo la nota di un cittadino che, prendendo spunto dalla recente visita dell’onorevole Antonio Decaro all’ospedale Perrino di Brindisi, lancia un grido d’allarme sulla gestione della sanità locale, con particolare riferimento all’ex ospedale San Camillo de Lellis di Mesagne.

«Segnali concreti, non simbolici»

L’appello rivolto ai rappresentanti istituzionali è netto: non servono passerelle, ma interventi strutturali. «Basta con i segnali simbolici – esordisce il cittadino – ci vogliono segni concreti per garantire un’assistenza adeguata al territorio. I pazienti non sanno più dove andare».

Al centro della critica c’è il depotenziamento del presidio mesagnese, oggi ridotto a un Punto di Primo Intervento Territoriale (PPIT) che viene descritto come poco più di una stazione di passaggio. «Sembra un’ambulanza fissa senza ruote. Quando arriva un paziente, gli infermieri prendono i parametri e poi lo caricano su un mezzo per portarlo a Brindisi o a Francavilla Fontana. Spesso, per disperazione, molti scelgono di andare con i propri mezzi».

Un ospedale «svuotato» tra sprechi e disservizi

La nota evidenzia un paradosso doloroso: mentre gli ospedali di Brindisi e Francavilla scoppiano, la struttura di Mesagne resterebbe sottoutilizzata pur avendo potenzialità a “costo zero”.

  • Diagnostica ferma: Viene segnalata la presenza di una TAC mai utilizzata e di un’unità di radiologia che, se riaperta, potrebbe fungere da fondamentale filtro per alleggerire i Pronto Soccorso provinciali.

  • Personale inoperoso: «C’è una sala gessi dove il personale resta tutto il giorno senza compiti, mentre a Brindisi i pazienti attendono mezza giornata per una radiografia che si potrebbe fare qui».

  • Liste d’attesa infinite: Il cittadino riporta la propria esperienza diretta: «Per una visita urologica l’appuntamento è al 2027. Ho dovuto pagare analisi di tasca mia nel privato, dove le strutture sono strapiene, mentre al presidio pubblico regna l’immobilità».

L’affondo alla politica

Il resoconto si chiude con un attacco frontale alla gestione della sanità pubblica, definita uno “scandalo” per il contrasto tra l’efficienza dei centri privati mesagnesi e lo svuotamento dei servizi pubblici. «Ieri una mia parente è caduta – racconta il firmatario – ed è stata portata a Brindisi per una radiografia che a Mesagne avrebbero potuto fare in pochi minuti, se solo i macchinari fossero attivi».

Il messaggio finale è un monito che non lascia spazio a interpretazioni: «Ai politici dico: basta con le parole, servono i fatti».

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