TORRE SANTA SUSANNA – Mezzo secolo di storia che passa attraverso una manopola, un’antenna e il fruscio della modulazione di frequenza. Correva l’anno 1976 quando la Corte Costituzionale sdoganava le trasmissioni private, dando il via all’epopea delle Radio Libere. Oggi, cinquant’anni dopo, Torre Santa Susanna celebra questa rivoluzione culturale con una mostra dedicata alla radio d’epoca e alla memoria di quegli “anni di piombo” trasformati in “anni di musica”.
L’esposizione non è solo una collezione di oggetti, ma un percorso sensoriale. I visitatori potranno ammirare pezzi storici che spaziano dai maestosi apparecchi a valvole degli anni ’30 e ’40 – veri mobili di design che troneggiavano nei salotti – fino alle più agili radio a transistor che hanno accompagnato la giovinezza dei baby boomer.
“La radio non è solo un mezzo di comunicazione, è stata la prima vera forma di social network, capace di abbattere le distanze e dare voce a chi non ne aveva.”
Il cuore pulsante dell’evento è il tributo alle Radio Libere. Cinquant’anni fa, il monopolio RAI veniva scalfito da emittenti nate in scantinati o soffitte, spesso con mezzi di fortuna, ma cariche di un entusiasmo travolgente. Anche il territorio brindisino e la stessa Torre Santa Susanna hanno vissuto quel fermento, fatto di dediche telefoniche, vinili graffiati e informazione locale coraggiosa.




