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Mesagne, l’affluenza si ferma al 55%: se un cittadino su due resta a casa, la vera sconfitta è della democrazia

MESAGNE – I numeri, quando sono così netti, smettono di essere semplici dati statistici e diventano un grido d’allarme. Il verdetto delle urne a Mesagne, prima ancora di decretare vincitori e vinti tra i candidati, consegna alla città un primato amaro: con un’affluenza che si è attestata appena intorno al 55%, il comune si posiziona tra le maglie nere della provincia di Brindisi per partecipazione al voto.

Pensare che quasi la metà dei cittadini mesagnesi abbia scelto di rimanere a casa, rinunciando a esercitare il diritto al voto, non è solo un dato su cui passare oltre. È, a tutti gli effetti, una sconfitta per la democrazia.

Quando un cittadino su due decide di non esprimere la propria preferenza per il governo del proprio territorio, il messaggio implicito che arriva è devastante: la politica, le decisioni sul futuro collettivo e lo stesso benessere della città vengono percepiti come argomenti distanti, se non addirittura irrilevanti. Questo astensionismo di massa suggerisce una preoccupante rassegnazione, un’idea strisciante che “tanto nulla cambierà” o che le sorti amministrative della comunità non tocchino la vita reale delle persone.

Davanti a uno scenario del genere, la politica locale non può trincerarsi dietro i festeggiamenti dei vincitori o le giustificazioni dei vinti. È necessario, anzi doveroso, che l’intera classe politica mesagnese faccia un profondo mea culpa.

Questo risultato non esaltante è lo specchio di un filo che si è spezzato: il legame di fiducia tra i palazzi del potere e le strade della città. Se la proposta politica non riesce più a scaldare i cuori, a mobilitare le coscienze o semplicemente a spiegare l’importanza di una matita dentro una cabina elettorale, la responsabilità ricade interamente su chi quella politica la rappresenta.

C’è bisogno di una riflessione seria e senza sconti. La politica mesagnese deve ritrovare l’umiltà e la capacità di ascoltare, di tornare tra la gente non solo nei mesi di campagna elettorale, ma ogni giorno. Solo riconnettendosi con i bisogni reali, con i giovani e con le fasce più disilluse della popolazione, si potrà sperare di riaccendere l’interesse per il bene comune. Perché una città in cui la metà delle persone rinuncia a scegliere è una città che sta rinunciando a decidere del proprio futuro. E questo, Mesagne, non può permetterselo.

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