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Odissea alle Maldive: l’appello di Alessandro Pastore. “Siamo intrappolati a Malé, l’Italia ci aiuti”

MALÉ (MALDIVE) / MESAGNE – Quella che doveva essere la vacanza della vita si è trasformata in un incubo a occhi aperti per Alessandro Pastore e la sua compagna. La coppia, partita da Roma lo scorso 23 febbraio, si trova bloccata da giorni presso l’aeroporto internazionale “Velana” di Malé, insieme a centinaia di altri connazionali, a causa della paralisi dei voli internazionali seguita all’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente tra USA, Israele e Iran.

Il rientro di Alessandro era previsto per il 3 marzo con la compagnia Qatar Airways, ma da quel momento è iniziato un valzer di cancellazioni estenuanti. “Il volo è stato spostato prima al 5, poi al 6 marzo,” racconta Alessandro con voce rotta dall’ansia. “Ho il brutto presentimento che anche il prossimo verrà annullato. Siamo qui da giorni, impotenti, mentre le speranze diminuiscono.”

Un aeroporto trasformato in accampamento

La situazione all’interno dello scalo maldiviano è critica. Con lo spazio aereo regionale instabile, centinaia di italiani – tra cui famiglie con bambini e anziani – stanno vivendo ore di profonda precarietà:

  • Condizioni precarie: Persone costrette a dormire sui pavimenti dell’aeroporto.

  • Emergenza sanitaria: Molti turisti segnalano la carenza di medicinali specifici che stanno per esaurirsi.

  • Isolamento diplomatico: Alle Maldive non esiste un’ambasciata italiana, ma solo un consolato onorario. “Ieri molti cercavano disperatamente il console in aeroporto,” spiega Alessandro, “ma un’unica figura per una crisi di questa portata non può bastare.”

L’accusa: “Governo assente, le compagnie facciano la loro parte”

Alessandro non usa giri di parole per descrivere la frustrazione verso le istituzioni e i colossi del volo:

“Il governo parla di possibili voli charter, ma ad oggi zero azioni concrete. Le compagnie del Golfo come Qatar, Emirates ed Etihad hanno gli aerei fermi qui; basterebbe riprogrammare rotte sicure per riportarci a casa. Non vogliamo nulla gratis, abbiamo pagato i biglietti. Perché l’Italia non spinge ITA a organizzare voli d’emergenza?”

L’appello che arriva da Malé è un grido d’aiuto rivolto direttamente al Ministero degli Esteri e alla Presidenza del Consiglio. Mentre il conflitto internazionale distoglie l’attenzione mediatica, centinaia di cittadini italiani si sentono abbandonati in un paradiso tropicale diventato, improvvisamente, una prigione dorata senza via d’uscita.

“È inaccettabile,” conclude Alessandro. “Nessuna sensibilità verso chi è bloccato, nessuna capacità di gestire la crisi.

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